28 marzo 2013

dissolvenze

Francesca Woodman



Lei non dimentica. I giorni trascorrono, le accarezzano la vita senza che lo voglia. È primavera, lo sanno i davanzali che si mostrano vestiti dei colori più vivi o gli angoli delle strade che riescono a nascondersi al buio per sempre meno tempo, lo sa la pelle che brama il sole come fosse lei stessa un fiore. Lei anche lo sa, ma fa finta di non sapere. Rifiuta quelle carezze rispondendo con un sorriso che ormai si è spento e una figura evanescente che non partecipa alla danza della stagione del risveglio, ostinandosi in un sonno deciso. Lei dorme, ma anche nei sogni, non dimentica. Si lascia vivere in una vita che porta con sé un posto eternamente vacante, un dolore sfumato in una dissolvenza perpetua che non la vuole lasciare. Lei non vuole che questo dolore la lasci. In questa non vita è l’unica cosa che le resta di lei, è lei. Tutto quello che ha è questo abbandono, la figura di lui che non c’è, ma ci sarà per sempre. Il giorno in cui lui è andato via, lei ha deciso che, se non fosse stato possibile seguirlo con il corpo, lo avrebbe seguito con i pensieri. Da quel giorno, tutto è dedicato a lui, ha deciso di non dover scegliere più. Qualcosa, oggi, le chiede di svegliarsi, di stringere gli occhi più forte che può per poi spalancarli e renderli pronti ad accogliere la luce. Una luce che non vuole ma che c’è già e le chiede di smettere di serrarli quegli occhi. Questa mattina non è una mattina come tante e ancora non lo sa, non è preparata. Ha aperto gli occhi come sempre, ha evitato lo specchio come se quel riflesso di lei non fosse che un estraneo che vuole impossessarsi della sua non esistenza, ha calpestato con passo pesante quel pavimento abitato da brandelli di vita abbandonati. Lo squillo del telefono ha rotto l’ennesima replica di un risveglio che avrebbe annunciato una giornata uguale a tutte. Lei ha alzato la cornetta, ha ascoltato, la voce le ha detto qualcosa a cui non era preparata. Accarezza la pancia, si siede, stanca e sorpresa. Si volta e lui è ancora lì, si accarezza ancora. La dissolvenza, ora, non è più. Apre gli occhi.  



15 marzo 2013

solo un po'

I segni del vento, di Anto Superbat




Per tutti i posti che non sai,  non quelli in cui non sei mai stato. Quelli che pensi di saper percorrere come fossero tuoi, ma poi li perdi. Ti perdi. Tutte le volte che credi di poter chiudere gli occhi e andare e per quelle in cui pensi che: sì, io lì ci vado e torno quando voglio. E dimentichi la bussola a casa e sai che, anche se l’avessi portata, non ti sarebbe servita a niente. Per tutti quei posti e per tutti quelli che non afferrerai mai. Per tutte le volte che ti sei perso e per quelle in cui ti perderai ancora. Per te, sempre e ovunque. Per me, sì, anche un po' per me. Solo un po'.




9 marzo 2013

Conta alla rovescia (cose che accadono ma nessuno sa) di Miriam Catera


28/12/2013

Questo che state per leggere è uno dei più bei regali di compleanno che abbia mai ricevuto. A donarmelo è stata un'amica che non solo segue la mia avventura d'inchiostro, ma che si affeziona sempre alle mie storie e fa amicizia con i personaggi che le animano. Per la verità, qualche volta fa anche richieste favolettose, ma imparerete a conoscerla tra le righe di questo delizioso racconto in cui troverete tanto della Valentina che scrive e della Valentina per com'è davvero, il tutto in un'atmosfera surreale e ironica che non solo caratterizza questo racconto di Miriam, ma anche la mia vita :)
Grazie di cuore, Miriam ...



Conta alla rovescia (cose che accadono ma nessuno sa).
di Miriam Catera





Immagine di LavennnzOsy





20/12/2012 ore 23.00


"... e quindi Pino il rospino saltò così in alto da raggiungere il ramo dove canticchiava la sua bella Canterella. Prese il coraggio nelle ventose e le urlò: "CANTERELLA, IO TI AMOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO. Sposami!". E lei, guardandolo attentamente e senza pregiudizi, scoprì la sua vera bellezza, al di là del verde vomitino della sua pelle, degli occhi a palla sporgenti e della voce gracchiante scocciante...". La porta vibra per i colpi. Mh, la Porta Bussante, pensa V, sghignazzando tra sè per aver trovato un altro personaggio per le sue storie.
"PRONTOOOOO!"
"Ciao M, mi hai spaventata! E perché dici pronto come se stessimo al telefono?"
"AHAHAH scusa scusa. Allora a che punto sei?"
"Sto scrivendo. Come quando me lo hai chiesto dieci minuti fa."
"DAVVERO? EVVIVAAA..."
"Tu mi commuovi. Vuoi tanto bene alle mie storie, ai mie pers..."
"Sìsì va benissimo" la interrompe M. "Allora, si baciano?"
"Mah, veramente sono sprovvisti di bocca, ecco. E' un amore platonico..."
"NOOOOOOOOOO... Si può sapere perché fai così, eh? Fai accoppiare rane, giraffe, uccelli, gusci e non li fai mai baciare. Che favole sono le tue?"
"Favole, appunto! Non hot love stories vietate ai minori."
"..."
"Va bene. Hai vinto. Da qualche parte ci piazzerò una cosa smielosa che piace a te."
"OHHH GRAZIE. Ti voglio bene."
"Meno male, va'". La lovestalker richiude la porta e la lascia sola, meditabonda. Bisogna piazzare un bacio da qualche parte, pensa V. Mentre si lambicca il cervello ecco che il telefono squilla davvero.
"Ah ciao, Silvia. Sì certo, raccontami."


20 min dopo


"MA SECONDO TE! Mi stai dicendo che vi siete conosciuti in discoteca, che lui all'inizio c'ha provato con la tua amica, che poi lei non c'è stata e quindi s'è accontentato di te. T'ha portata a casa sua, ma abita ancora con la madre che gli fa il bucato etc e tu mi stai ancora chiedendo cosa c'è di male in questa storia e come mai non sei felice con lui?! Ripeto: MA SECONDO TE!"


Altri 10 min dopo


Non posso, non ce la faccio! V è sconsolata, ciò che ha appena appreso da Silvia sul genere maschile è davvero avvilente. Certo, non che lei non lo sapesse già, ma è ora di farla finita. I grandi occhi brillano di una luce inconsueta. Una voce dentro di lei continua a ripetere - abbandonati al lato oscuro della forza V, cedi al lato oscuro - altro che bacio, qualcuno sarebbe morto, o rimasto senza voce, o magari a uno stregone avrebbero strappato il cuore...
Le dita cominciano a pigiare sui tasti forsennatamente.
"Siamo nell'altrove, ovunque tu credi di essere è una menzogna, niente è reale, la realtà è vuoto da colmare in un mare di inchiostro che scorre via nella vita senza senso, senza riferimenti temporali tranne ORA ed ERA, senza riferimenti geografici tranne QUI o LI' o al massimo tra le nuvole del cielo mentre splendono le stelle, che sono sogni bellissimi che però non si avverano quasi mai perché la vita qualche volta è amara, ironica se vogliamo, ma di un'ironia greve, pesante come pece sulle ali di un passerotto che non può più volare, che non saprà mai più volare e..."
La tristezza si espande in tutto il suo corpo come un incantesimo maligno. Si rende conto della negatività del fiume di parole che scorre sulla tastiera, ma non ce la fa, non riesce a opporre resistenza. Cerca di pensare a coccodrilli nelle borse, a fiocchi di neve come batuffoli morbidi di cotone, ma niente, nella sua mente c'è posto solo per scheletri sulle panchine che muoiono di freddo senza amore, a signori P senza moglie, a innamorati che non si incontrano sulla via della Cerniera perché Asola non porta l'orologio ma ha chiesto l'ora a un Passante, ma quel Passante si è rivelato solo un invidioso del suo innamorato, le ha detto l'ora sbagliata, facendole mancare per sempre l'incontro col suo Bottone.
No no così non va! Una parte di lei lotta per ritrovare la positività dei suoi personaggi, ma la tentazione è troppo forte e lei sta cedendo. Con il calore dal suo cuore, stanno scivolando via anche i colori. Letteralmente, scivolando. Nel giro di qualche minuto V si ritrova in bianco e nero. Si osserva, riflessa nello schermo del pc e pensa beh, vabbè, son cose che capitano. E poi diciamocelo, sto una favola così retrò, fatta di contrasti, bianca come ferite senza sangue, nera come l'oscurità delle strade impervie dei sogni. Ma V sottovaluta il problema, non comprende la portata di ciò che sta davvero accadendo, dato che col passare dei minuti, anche il resto della stanza sta perdendo colore. Ancora poco e tutto il mondo reale si sarebbe piegato all'incantesimo malvagio che la sua mente accecata dall'ondata disequilibrante di noir e horror, sta veicolando. Come arrestare la fine del mondo? E dire che quegli adorabili maya avevano spedito nel futuro una raccomandata con ricevuta di ritorno proprio per evitare tutto ciò. Col senno di poi avrebbero anche potuto evitare di spendere di più per la ricevuta di ritorno, ma sono dettagli insignificanti rispetto alla catastrofe che si sta per compiere.
V continua a scrivere, imperterrita. La porta vibra violentemente, M grida a squarciagola - è  la fine, è la fine, è la fineeeeeeeeeeee, abbiamo finito il blu di prussia e il verde pistacchiooooo - ma V non l'ascolta.


23.50


Dopo i colori, anche le mani della nostra V stanno cominciando a perdere consistenza. Mentre picchietta scrivendo la sceneggiatura da proporre a Tim Burton, si rende conto che le sue dita stanno svanendo inesorabilmente.


23.55


Il letto della sua stanza si sbriciola, le pareti si dissolvono, la porta scompare. Esistono solo lei, il pc e la propria sedia. Fluttuano nel nulla che avanza. Il nulla che ha quasi inghiottito tutto. Niente sembra riuscire a distrarla dai suoi pensieri noir.


23.58


Un momento, pensa. Se scompaio io che ne sarà di Johnny Depp? E che ne sarà di tutte le storie fantastiche che mi permetteranno di diventare la favolettista migliore di tutti tempi? I miei sogni di gloria non possono svanire così! No no non è possibile! Presto, devo pensare a cose smielose, romantiche, giudiziose e con la morale dentro.


23.59


"... fu così che anche il mostro dalle mille teste scoprì cosa voleva dire essere amato. Permanente, colpi di sole, taglio e piega gratis per l'eternità lo avevano convinto che il mondo era degno di esistere e che la gente può rivelarsi un tesoro prezioso tutto da scoprire. Decise allora di non divorare più le persone, aprì un salone di bellezza per mostri con problemi di forfora. E vissero tutti felici e contenti. FINE"


00.00


V respira lentamente mentre il corpo, la stanza, le pareti e tutto il resto del mondo recuperano la giusta consistenza e una tonalità soddisfacente di sfumature. Meno male. Pericolo scampato. I maya avevano ragione, pensa. Nessuno al giorno d'oggi, in un mondo cinico e smaliziato, ha considerato che la fine del mondo può consistere nella perdita definitiva della magia. Ma finché ci sarà V nessuna magia potrà mai scomparire definitivamente dalla faccia della terra, anche se la terra stessa ne ignora l'esistenza. I migliori supereroi sono quelli che fanno dei propri poteri delle grandi responsabilità, magari nel silenzio. Ma che salvano davvero il mondo, stando semplicemente davanti a un pc.


8 marzo 2013

03/13

Karen Aghamyan




Addio. Questo pensiero inizia così. È per tutte quelle volte che non ho potuto dirlo. Lo dici lo stesso dentro, ma non è che si possa sempre tenere tutto lì. Nel mio dentro ci sono troppe cose, prima o poi dovrò decidere di mettere in ordine. Oppure no. Addio, io voglio dirlo. Per tutte quelle volte che lo sapevo, anche se nessuno dei due l’aveva detto o per quelle in cui non lo sapevo, ma già non c’eravamo più. È buffo, gli addii sono buffi. Accadono e sono così goffi che anche se lo sanno che è il loro momento non sono mai pronti. E urlano, strepitano con l’illusione di mascherare un dolore  o sgattaiolano via muti, affidando al silenzio un coraggio che sanno di non avere. Addio, a voce alta. Il mio, anche se fa male. Ché tra le urla e il silenzio c’è sempre un modo per andar via senza lasciare nessuno ad aspettare.






"c'è una regola che si complica
se anche questo viaggio partecipi  sola"

(I ritorni, Amour Fou)


6 marzo 2013

correnti





 Stelle, Fabio Calvetti


I miei pensieri scorrono spesso di notte, così veloci che arrestarli sembra quasi un gesto contro natura. Fermeresti mai la corrente violenta e vigorosa di un fiume? Eppure, sotto tutta questa calma apparente, dentro questi occhi, rubati a un bosco segreto, scorre un fiume. Una corrente violenta e vigorosa. Assomiglia tanto a certi pensieri che arrivano, riempiono gli occhi e esplodono nel grido di due rivoli che accarezzano le guance stanche. Spengo la luce.







"Ma io devo ritornare a camminare verso ciò che non so."

(Nel silenzio, Paolo Benvegnù)

2 marzo 2013

quando

Anais Nin, Ferenc Pinter




Quando le parole scorrono e dicono qualcosa di diverso da quello che davvero vorresti. Quando fai di tutto per andare altrove, anche solo con i pensieri e non ci riesci. Quando non c’è niente che possa restituire nemmeno l’impressione di quello che non c’è più e che ti manca. Manca sempre qualcosa, e sei tu. Sono io che non riesco nemmeno a dirlo, allora lo scrivo. Nell’alone di vapore sul vetro di questa finestra che mi sono stancata di guardare. Scompari, poco a poco. Io ti vedo andar via, mentre i miei occhi stringono l’illusione di poterti ritrovare in un soffio, ancora una volta.






[Grazie a Sario per avermi regalato questa immagine]